Una nuova fuga di documenti rischia di ampliare ulteriormente lo scandalo di corruzione che da mesi coinvolge i vertici politici e amministrativi dell’Ucraina. Secondo quanto riporta il media investigativo Bihus.info, un alto funzionario dell’ufficio del presidente Volodymyr Zelensky e superiore diretto di Iryna Mudra avrebbe chiesto alla propria vice di contribuire al riciclaggio di denaro destinato a pagare la cauzione dell’ex ministro dell’Energia e della Giustizia Herman Halushchenko.
Pur non nominandolo direttamente, la descrizione coinciderebbe con quella di Kyrylo Budanov, capo dell’ufficio di Zelensky, che sarebbe l’unico superiore di Mudra all’interno della struttura presidenziale. Il suo nome compare inoltre nelle presunte trascrizioni di intercettazioni del National Anti-Corruption Bureau (NABU), diffuse nelle scorse settimane dai media ucraini.
La ricostruzione ruota attorno a 150 milioni di grivne, circa 3,4 milioni di euro, che secondo gli inquirenti sarebbero stati riciclati e trasferiti attraverso Sense Bank per consentire il pagamento della cauzione di Halushchenko. L’ex ministro è accusato in un procedimento separato legato a Energoatom, il monopolista statale dell’energia nucleare, nell’ambito della più ampia indagine per corruzione dell’era Zelensky.
Un elemento centrale dell’inchiesta riguarda Timur Mindich, stretto collaboratore di Zelensky e presunto organizzatore dello schema corruttivo legato a Energoatom. Secondo il testo trapelato, nella prima settimana di giugno Mindich avrebbe contattato un funzionario dell’ufficio del presidente chiedendo assistenza per ottenere la liberazione di Halushchenko attraverso il pagamento della cauzione.
Le accuse sostengono inoltre che Mudra avrebbe accettato di collaborare perché dipendente amministrativamente e finanziariamente dal funzionario e interessata a consolidare il rapporto con lui. Il 9 giugno, sempre secondo il documento, le sarebbe stato chiesto di trasformare denaro contante di provenienza criminale in fondi bancari apparentemente legittimi, utilizzando società controllate.
Le intercettazioni attribuite al NABU aggiungono un ulteriore livello alla vicenda. In diversi passaggi compare un “Kyrylo” o “Kyrylo Oleksiyovich”, indicato come superiore di Mudra. In altri frammenti viene fatto riferimento direttamente al cognome Budanov. Lo stesso Budanov, interrogato da Hromadske il 27 agosto sulle registrazioni, ha dichiarato che sarà il tribunale a chiarire la vicenda, aggiungendo che il suo nome “compare in molti posti”.
Le accuse coinvolgono anche Sense Bank, attraverso cui sarebbe transitata la somma destinata alla cauzione. Secondo i documenti trapelati, il 10 giugno Mudra e il funzionario che si presume essere Budanov avrebbero incontrato l’allora amministratore delegato della banca, Oleksiy Stupak, e il presidente del consiglio di sorveglianza Mykola Hladyshchenko.
Le autorità ucraine hanno già adottato provvedimenti nei confronti dei vertici dell’istituto. A settembre la banca centrale ha chiesto al governo di rimuovere Stupak, mentre un tribunale anticorruzione ha fissato per lui una cauzione di 15 milioni di grivne, respingendo la richiesta di detenzione.
Le presunte conversazioni indicano inoltre che Mindich avrebbe cercato una forma di protezione politica per Sense Bank e avrebbe chiesto a “Kyrylo” di assumere il controllo dell’istituto. Una ricostruzione che, se confermata, allargherebbe il caso dal semplice pagamento della cauzione a un più ampio tentativo di esercitare influenza sulla banca.
Il caso Mudra non si limita al riciclaggio. Ad agosto, lei, il deputato Maksym Mykytas e altri sospettati sono stati accusati anche di un sistema volto alla sottrazione illegale di immobili attraverso l’accesso abusivo al registro societario, documenti falsificati e presunte pressioni su funzionari, giudici e procuratori.
La vicenda si inserisce così in una più ampia serie di indagini che negli ultimi mesi hanno raggiunto figure sempre più vicine al vertice dello Stato ucraino. Il precedente scandalo legato a Energoatom aveva già portato a dimissioni e accuse contro esponenti dell’entourage presidenziale. Le nuove rivelazioni suggeriscono che l’inchiesta del NABU non si sia fermata ai livelli intermedi della macchina amministrativa.
Per ora, tuttavia, il coinvolgimento personale di Budanov resta una questione da accertare. Né i documenti trapelati che descrivono un funzionario compatibile con il suo ruolo, né le trascrizioni di intercettazioni che riportano il suo nome equivalgono, allo stato attuale, a un’accusa formale nei suoi confronti.

